Il 4 dicembre 2025 Pantone, azienda leader nel settore della grafica, ha annunciato il colore dell’anno 2026: Pantone 11-4201 Cloud Dancer.
E’ un bianco caldo e arioso che dovrebbe rappresentare il nuovo bisogno di chiarezza e introspezione.

Cloud Dancer: un colore che ha diviso il mondo del design
Questa scelta ha spaccato il mondo del design (e dei social) a metà.
Qualcuno ha trovato questo colore di grande impatto e la scelta di Pantone innovativa e coraggiosa.
Qualcun altro invece ha pensato che Pantone non sia stato in grado di cogliere le sensazioni e i trend di questo particolare momento storico.
Altri ancora hanno accusato l’azienda statunitense di aver scelto un colore, il bianco, legato ad una forte ideologia occidentale e colonialista, finanche razzista. Anche se Pantone ha rigettato queste accuse, la sua scelta rappresenta un “equivoco simbolico”, poiché il bianco, pur non essendo un colore, porta con se idee molto forti (e sempre più diffuse) legate ad un immaginario stratificato nella società occidentale, in primis in quella statunitense, di purezza della razza, canoni estetici standardizzati e privilegio economico.

Perchè Pantone ha scelto CLOUD DANCERE, colore dell’anno Pantone 2026
Sul sito dell’azienda si possono leggere le parole di Leatrice Eiseman, direttore esecutivo:
“In questo momento di trasformazione, in cui reimmaginiamo il nostro futuro e il nostro posto nel mondo, PANTONE 11-4201 Cloud Dancer è una discreta tonalità di bianco che offre una promessa di chiarezza. La cacofonia che ci circonda è diventata opprimente e rende più difficile ascoltare la nostra voce interiore. Dichiarazione consapevole di semplificazione, Cloud Dancer migliora la nostra concentrazione, liberandoci dalla distrazione delle influenze esterne.”

Laurie Pressman, vicepresidente, ha aggiunto:
“Simile a una tela bianca, Cloud Dancer esprime il nostro desiderio di un nuovo inizio. Rimuovendo gli strati di un pensiero obsoleto, apriamo le porte a nuovi approcci. Una tonalità di bianco ariosa, PANTONE 11-4201 Cloud Dancer apre uno spazio alla creatività, permettendo alla nostra immaginazione di spaziare affinché nuove intuizioni e idee audaci possano emergere e prendere forma.”

Cosa ne penso del Colore dell’anno Pantone 2026
L’intento di Pantone è sicuramente quello di dare voce a una sempre più forte richiesta di introspezione e di riflessione.
Le persone esprimono a gran voce la necessità di riprendere in mano la propria vita secondo i propri principi, fuori dagli schemi social e di apparenza a cui ormai siamo abituati.
Fornire quindi un angolo di tranquillità, una tela bianca da cui ripartire, uno spazio sostanzialmente vuoto che ognuno può riempire a proprio modo, è la risposta che Pantone ha dato a queste richieste.

Ma, c’è pur sempre un ma.
In un’epoca in cui c’è un appiattimento così profondo, di valori, di idee, di creatività, quanto dare una tela bianca, piuttosto che un’indicazione, può risultare proficuo?
Sembra quasi che Pantone abbia deposto le armi, denunciando che l’unico modo per ripartire sia ripartire da zero, annullando tutto, scegliendo un non-colore.
Personalmente non condivido molto questa scelta.
Comprendo le spiegazioni dell’azienda e il voler trovare un linguaggio universale, ma in un momento storico come questo non è il vuoto di cui abbiamo bisogno.
Abbiamo bisogno di energia, di gioia, di tempo per ritrovare noi stessi certamente, ma anche di creatività e di un cambio di prospettiva nel guardare la nostra vita e il mondo.
Abbiamo davvero bisogno di una tela bianca?
Secondo molti designer, grafici e stilisti, questo bianco è perfetto per la sua neutralità, perché fornisce una base su cui poggiare altri colori, che risultano vibranti e vengono esaltati proprio perché affiancanti ad un colore neutro.
Il problema secondo me è proprio questo. Il colore dell’anno non dovrebbe essere la base per gli altri colori, ma il protagonista a cui le altre sfumature si adeguano.
Questo vale non solo nel design, ma anche in ambiti come gli eventi e i matrimoni, dove il colore non è mai solo un fondale neutro, ma uno strumento narrativo capace di raccontare identità, emozioni e scelte.
Non è necessario un colore che faccia da sfondo, ma un colore che racconti una storia, che faccia provare un’emozione e che parli.
Non serve in questo momento storico una base vuota, non c’è bisogno di questo.
C’è bisogno di silenzio, di empatia, di ascolto, non di vuoto.

Il mondo è fatto di storie da raccontare anche con il colore
Il mondo non è fatto solo per designer, architetti e stilisti.
Siamo abituati a vedere foto perfette che ci raccontano una realtà perfetta, che però non esiste.
Nessuno di noi ha una casa immacolata e sostanzialmente bianca, nessuno possiede un guardaroba assolutamente in palette o un divano con sopra una coperta perfettamente ripiegata.
Mi chiedo quanto questo colore dell’anno Pantone 2026, così astratto e neutro, riesca davvero a rappresentare il mondo reale.
Quando apparecchiamo abbiamo piatti e posate spaiate, sulle nostre pareti ci sono lavoretti dei nostri figli o dei nostri nipoti, nelle nostre librerie ci sono libri con il dorso visibile e colorato messi a caso.
E tutto questo è normale e racconta una storia, la nostra, specifica e imperfetta.
Ed il mondo è fatto di storie che devono essere raccontate, anche attraverso i colori.
I colori, come gli spazi e le esperienze che viviamo, dovrebbero parlare di persone, non di ideali astratti. Ed è di questo che oggi, più di tutto, sentiamo la mancanza.

