Il matrimonio invernale di Giorgia e Gabriel

Quando Giorgia mi ha contatta era dicembre. L’aria era già fresca e l’atmosfera quella che tutti si aspettano in questo mese.

Durante la nostra prima chiacchierata, ricordo che mi ha inondata di informazioni. Tante erano pratiche: riguardavano la location scelta, i fornitori in parte contattati, il numero di ospiti. Ma poi nascoste qua e la c’erano informazioni più preziose, che toccavano aspetti più personali ed emotivi, legati a lei e a Gabriel, alla loro storia e al loro percorso insieme.

Un matrimonio invernale, con una storia da raccontare

Così, piano piano, ho scoperto che Gabriel sarebbe stato fuori un anno per lavoro, con rientro previsto a due mesi dal matrimonio. Ho saputo che parte della famiglia di Giorgia sarebbe arrivata dalla Sicilia, con tanta voglia di ritrovarsi in una occasione di festa. Ed infine ho scoperto che le parti più importanti per loro del matrimonio sarebbero state la cerimonia e la festa: l’inizio e la fine.

Niente male per essere la prima telefonata: un’ora e mezza di chiacchiere per raccontare sogni, perplessità, dubbi e progetti che da lì ad un anno avrebbero preso vita.

Eh si, perché il matrimonio di Gabriel e Giorgia sarebbe stato un matrimonio d’inverno, in tutto e per tutto!

Tre certezze: la data, le pigne e il “verdone”

Tre cose erano certe: la data, le pigne e il colore “verdone”.

Ok ok, lasciate che vi spieghi.

Una data già decisa

Sulla data, i giochi erano chiusi. Sarebbe stato il 1° dicembre. La segnalazione al comune di competenza era stata fatta e la macchina burocratica si era già messa in moto.

Un dettaglio ricorrente: le pigne

Sulle pigne, bè che dire! Non c’era un tema o uno stile in particolare da seguire. Giorgia sapeva però che voleva le pigne. Ovunque fosse stato possibile inserirle, ci sarebbe state le pigne. E Gabriel su questo si è allineato perfettamente a lei.

Una sfumatura precisa di verde: il “verdone”

Ultimo, ma non certo per importanza, c’era una particolare sfumatura di verde. Stiamo parlando di un verde scuro, un verde bosco, quello che viene in mente quando si pensa ad un tessuto in velluto, caldo, di questo colore. Per noi è diventato il “verdone”.

Poche idee, ma chiare

Le pigne ed il verdone ci hanno accompagnato fino alla fine. E non sono mai stati traditi!

E da qui, siamo partiti.

La moodboard e l’organizzazione

Ho iniziato a elaborare per loro una moodboard per visualizzare tutto ciò che desideravano trasmettere ai loro ospiti: amore, accoglienza, divertimento. Ho ipotizzato diverse palette colori per orientare scelte legate a grafica, fiori e allestimenti.

Alcuni tra i fornitori chiave erano già stati scelti prima della partenza di Gabriel per la Cina (sei ore di fuso orario, vi dico solo questo). Così, prima di Natale, ho fatto un lavoro di recall e allineamento con tutti, in modo da poter partire spediti con l’anno nuovo.

Il nostro più grande alleato è stato Drive: ci ha permesso di rimanere sempre aggiornati, tutti e tre.

Una tecnica ad imbuto per l’organizzazione

Abbiamo lavorato tutto l’anno insieme, con una tecnica a imbuto: prima i fornitori “strutturali”, poi sempre più giù, fino ai dettagli più piccoli – quelli che fanno la differenza nel creare il mood dell’evento.

La cerimonia simbolica: cuore del matrimonio

Come anticipato, per loro la cerimonia era una parte fondamentale, probabilmente era LA PARTE FONDAMENTALE. Il loro è stato un matrimonio civile autentico in location, al quale hanno affiancato una cerimonia simbolica.

Il rito dell’handfasting

Dopo moltissimo studio, hanno optato per il rito dell’handfasting, un antico rito celtico (se non lo conosci leggi qui).

Hanno deciso di coinvolgere nel rito testimoni, parenti e amici. Il testo della cerimonia è stato scritto a 10 mani: la prima stesura è stata la mia, sulla quale hanno lavorato prima loro due, i celebranti, due tra i loro più cari amici! Niente professionisti per questo ruolo, ma tanto lavoro, impegno e preparazione. Lorenzo e Gaia hanno impostato una rigidissima scaletta di prove per arrivare pronti (e agitatissimi) al grande giorno!

Ultima chicca, la loro è stata una cerimonia unplugged! Niente telefoni ad accogliere l’ingresso dello sposo e l’ingresso della sposa, niente distrazioni durante le promesse, niente schermi fastidiosi. Solo i visi emozionati di tutti gli ospiti. Se vuoi saperne di più, clicca qua!

Le foto: spontanee e autentiche

Per il servizio fotografico di matrimonio, hanno scelto di non allontanarsi dalla location per avere più tempo da condividere con i loro ospiti durante il buffet degli antipasti. Hanno sfruttato il giardino per qualche scatto all’aperto e poi si sono presi una mezz’ora per fare delle foto all’interno della Tenuta, nelle sale private.

Una volta tornati, hanno dedicato ogni momento disponile ai loro ospiti, facendo foto di gruppo con i parenti e qualche scatto più divertente con gli amici.

Il pranzo: 200 ospiti e tempistiche perfette (quasi)

Forse non ve l’ho detto: gli invitati erano 200. Il nostro timing quindi era molto rigido e scadenzato al minuto. Avevo previsto dei “minuti cuscinetto” per poter recuperare eventuali ritardi.

Ed infatti il ritardo c’è stato.

La cerimonia è stata così coinvolgente che siamo arrivati a tavola con 40 minuti di ritardo.

Nessun problema però, perché questo ritardo è stato recuperato in parte grazie ai “minuti cuscinetto”, in parte grazie alla velocità e alla prontezza del catering. Ci sono stati discorsi, ci sono stati balli; non abbiamo tagliato nessuna parte e siamo andati spediti verso il taglio torta.

Il taglio torta: un momento magico

Un momento davvero emozionante, reso ancora più suggestivo da un camino acceso, dai colori caldi dei fiori e dai drappi invernali.
Un’atmosfera accogliente, intima e perfettamente coerente con il loro matrimonio invernale.

La festa: un’unica grande energia

Per la part finale, la parte dei balli e del dj set, abbiamo scelto di dividere in due blocchi il tempo che avevamo a disposizione.

Tradizione e momenti simbolici

Nel primo blocco avevamo programmato i balli con i genitori e quello degli sposi, il lancio del bouquet e della giarrettiera e poi un po’ di discoteca. A questo punto chi voleva andare via, sarebbe comunque rimasto soddisfatto e avrebbe visto tutto ciò che di “classico” si fa durante la parte finale di un matrimonio.

Il party

Con il cambio d’abito della sposa, siamo passati al secondo blocco: buona musica, luci disco e drink personalizzati preparati sul momento. Credo che Giorgia e Gabriel insieme ai loro ospiti abbiamo ballato per tre ore di fila, senza fermarsi un attimo!

I dettagli: la vera anima dell’evento

I dettagli di questo matrimonio sono infiniti.

Potrei raccontarvi dell’impegno messo per scegliere i nastri della cerimonia, dell’amore di Giorgia per la sua pelliccetta bianca, dei plaid dati agli ospiti per coprirsi nel tardo pomeriggio (colore? Ovviamente verdone!)

E poi ancora il pullman dalla Sicilia e il pullman degli amici, le bottigliette d’acqua date alla fine del Dj Set, i nomi dei tavoli scelti in base ai ricordi legati alle persone sedute a quel tavolo, la confettata con ben 20 gusti di confetti tutti diversi e tutti buonissimi.

E non ho finito: ci sono, le piccole bamboline guatemalteche date come ricordo a tutti gli ospiti, le sei damigelle amiche della sposa, ognuna con un ruolo diverso (colore dell’abito? Verdone!), dei tovaglioli e del menù scelti con tanta difficoltà (indovinate un po’ il colore?).

Un anno di emozioni

E’ difficile raccontare tutto questo in poche parole e trasmettere quali emozioni ci hanno accompagnato in un anno di organizzazione.

Ogni matrimonio ha una sua storia, non solo ogni coppia.

La cosa più bella? Una parte di questa storia viene scritta anche da me, con l’indispensabile collaborazione degli sposi.

Come finisce una giornata perfetta?

Come è finito il matrimonio di Giorgia e Gabriel?

Al McDonalds, insieme, verso mezzanotte, distrutti e felici.

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